Presentazione del G.T.C. 2019

di Silvano Papi
 
 

Nel mese di dicembre abbiamo festeggiato i 40 anni del Circolo Tennis  La Signoretta che è la sede del Genazzano Tennis Camp e da sempre  la nostra casa.

Con l’aiuto delle foto voglio ricordare come ero e come eravamo, le differenze tra le generazioni, cosa abbiamo guadagnato e perso nel corso di questo lungo periodo. L’oggetto dell’osservazione  riguarda anche,  e forse, specialmente  il mondo degli adulti, in particolare i genitori.

              “ Se a un bambino si regala tutto, gli si sottrae ciò che è fondamentale: il desiderio, ovvero il sentimento fondamentale per costruire una passione” (Paolo Crepet)

1979 Il colle della Signoretta (colle dei papaveri)

Il terreno appariva così  dopo una prima  bonifica, era stato abbandonato nel primo dopoguerra (1948) e mai più visitato. Ho trascorso un anno intero in quel paradiso tutto da scoprire, arrangiandomi  in un  rudere  e lavorando fino a sera. Probabilmente l’anno più bello della mia vita.

Dolore e fatica sono scomparsi dal vocabolario dell’educazione

 

La casa

Un camino per scaldarmi, una brandina, e, al posto della doccia, all’esterno, un contenitore di metallo, di quelli che si usano per la vendemmia,   che riempivo di acqua la mattina nella speranza di qualche grado in più per il bagno serale. Mi presi un anno per costruire il mio circolo di tennis.

Tuteliamo i figli da tutto, corriamo in loro aiuto per risolvergli i problemi e rendergli la vita FACILE, privandoli così del gusto della conquista.

 

Il pranzo

Il fuoco per una salsiccia, o semplicemente pane e mortadella. Le due damigiane a portata di mano, una sempre con acqua…

 

I primi 2 campi da tennis

Non avevo la competenza per costruirli, gli esperti mi rivelarono i materiali, le quantità  e come posarli, consigliandomi al tempo stesso di rivolgermi a ditte specializzate.

Con scalpello e mazzetta feci un grosso buco in un angolo di un campo del circolo tennis EUR e scoprii i vari strati necessari, avevo bisogno di vederli con i miei occhi. Per non rischiare raddoppiai le quantità e come si vede dalla foto feci un cordolo di 70 cm, non mi restava che riempirlo con 900 metri cubi di materiale!!! Dopo l’entusiasmo iniziale cominciai a pensare di non farcela, versavo la mia minuscola  carriola e i miei pochi sassi si  perdevano in quel mare infinito. Andavo su e giù maledicendo la mia onnipotenza e meditando la resa, però non smettevo di impalare breccia da quel mucchio gigantesco e fare un altro viaggio.

Poi, non so come, smisi di pensare, i mucchi di breccia si abbassavano, non mi chiedevo più quanto avrei impiegato, centrato  solo sul presente ovvero sulla merenda, o sui 5 minuti di riposo per sdraiarmi con gli occhi al cielo, o sul pranzo, in poche parole cominciavo a sentirmi completamente libero, senza più i vincoli del risultato.

Ho avuto tanta fortuna poco più che 27 enne per aver avuto, o essermi dato, la possibilità di mettermi alla prova con problemi reali da risolvere,  fatica,  poche certezze, difficoltà, notti con ragni, gechi e  formiche, ma con cieli così  luminosi che non dimenticherò mai.

“Genitori Curling” ho definito quelli che, come abili giocatori di questo sport, lanciano la boccia e ne condizionano il tragitto scaldando il ghiaccio intorno con delle scope. La boccia nella metafora è il bambino.

Sono stato fortunato per non aver avuto molto da bambino, anzi quasi niente, ho desiderato tanto e con forza, ho sognato ancora di più scoprendo la passione.

Se ai ragazzi oggi lasciassimo un po’ di tempo magari per annoiarsi forse penserebbero di più e non avrebbero tutte quelle cose da fare il più delle volte in maniera meccanica e compulsiva.

Bisogna  avere il coraggio di togliere non di dare.

Non so quale sarà il nuovo mondo, come sarà l’uomo di domani, “su quali strade camminerà, cosa avrà nelle sue mani” (Lucio Dalla),  non so cosa darei per poterlo vedere, però ancora studiamo il diritto romano e i filosofi greci. Viviamo 10 anni in più dei nostri nonni  ma siamo più fragili di loro, gravati da un benessere asfissiante che esorcizza le difficoltà ma che ci indebolisce moralmente.

A Genazzano ci si spoglia delle abitudini, dormiamo nei bungalow,  vediamo crescere le  verdure nell’orto e  ce le mangiamo, andiamo a letto presto e ci alziamo alle 7.00, fatichiamo veramente tanto ma poi ci godiamo i riposi, piano piano scopriamo che per divertirci abbiamo prima attraversato dei momenti di noia, che per avere delle grandi soddisfazioni  o delle gioie abbiamo prima sofferto, che per avere successo nello sport come nella vita ci vuole talento e che il talento al 90% è sudore.

Ricordo con piacere l’aneddoto di  quella mamma che mi chiese la marca dei biscotti che noi distribuivamo come premio: “A casa li ho provati tutti ma non me ne mangia nessuno, qui  ha detto lui che sono buonissimi” Le dissi che erano quelli secchi del supermercato e lei capì che a casa non doveva fare nulla per averli e che qua si conquistavano.

Non mi resta che salutarvi e aspettare il 38esimo GTC che arriva sempre con i primi caldi e le giornate lunghe, con le cene all’ultimo raggio di sole accarezzate dalle dolci brezze  da ponente. 

Buon Genazzano a tutti

Silvano Papi